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    pensier d'un Verno

    Siede or il Verno giovine sui tetti
    al cupo rimirar il sipilante dì
    meriggio, e lagrima dei bianchi affetti,
    cantici bagliori dal ciel ch'egli audì:

    passati esti son, oh, lesti, sì netti
    al reo Prometeo dolente, e il tuttodì
    un rapace al Caucaso l'artigli infetti
    a rinnovar speme ardente ei ribadì,

    Ch'a rincuorar l'animo affranto l'amor
    nè il congedante freddo fu servito.
    E come il Verno, chinato sull'ardor

    d'un focolar, m'innalzo al firmamento,
    e come il Verno lagrimo d'un miglior
    tempo, e sì un estivo fu eico rammento.

    Autoritratto (a mò di...)


    Luminescente il chiar del guardo,
    socchiuso, rimirante al mondo;
    or esile il labbro, or saldo,
    ragion appella al mentar profondo,

    ma al suonar il che conviene
    predica. Nel fare, agire, ardore;
    insù la fronte rapidità detiene,
    molesta ed abbondante, il core.

    La solitudine, or, giovine, temo
    e mascherandon giro lieto, e soleo
    altrui sorrider, ma d'un domani gemo

    tristo e stroncato. Qaulora doleo
    la falsità ammetto; qualora tremo
    navigo, affondo, nel mar del reo.